lunedì 26 ottobre 2015

Cittadinanza agli stranieri, sì o NO


La raffigurazione della Libertà, guida del popolo durante la rivoluzione francese, è decisiva poiché tiene in mano stretta saldamente, la bandiera della Francia. Il drappo trascina, unisce e avvolge gli esseri che in esso si rispecchiano. E’ la croce dei cristiani, la stella di Davide degli ebrei, la mezzaluna per i musulmani, come per molti simboli, un mezzo di riconoscimento e affrancamento. Nelle colonie, diventate indipendenti, sono un emblema capace di fondere persone arrivate da varie parti del pianeta con lo stesso obiettivo, quello di costruire nuove nazioni, e determinare il proprio destino. L’integrazione tra i nuovi arrivati è stata possibile per la vastità dei territori, anche se la popolazione autoctona è stata prevaricata e falcidiata. Altri tempi, che oggi alcuni prospettano con la tanto decantata globalizzazione in Europa. Gli interessi nascosti dietro all'inclusione europea sono: ridimensionamento dei diritti sociali, concorrenza lavorativa a basso prezzo, rielaborazione attraverso il voto dei regimi democratici. Non è poi tanto complicato centrare l’obiettivo, BASTA permettere a migliaia di migranti d’entrare nei nostri paesi e farli rivaleggiare per un posto di lavoro, l’orario aumenterà, al contrario ferie e salari come per magia scenderanno. Inoltre l’acquisto attuato da parte di sultani, di principi veri e fasulli, prepara uno scardinamento delle democrazie europee, comprate con mire espansionistiche. Politici corrotti dai petroldollari, la cui miopia fa vivere alla giornata, rubano la libertà ai nostri figli. La cittadinanza per i migranti scardinerà l’ordine politico, togliendo
identità culturale alle nostre società. Vi ricordate l’importanza del voto in un regime democratico, vero? Non sarà una ricchezza perché gli europei fanno pochi figli, e i migranti dell’Africa e dell’Asia al contrario ne fanno tanti, il risultato sarà l’assoggettamento della nostra cultura e tradizione.
Desideriamo proprio questo? Lo IUS SOLI, il diritto di cittadinanza per nascita in un luogo, ha motivo d’essere in paesi giovani, con una cultura in “via di sviluppo”, non in quelli con civiltà millenarie. Lo IUS SANGUINIS, il diritto di cittadinanza per nascita, rende consapevoli il dover tramandare ai figli tradizione linguistica, storica, di libertà condivisa e ottenuta a caro prezzo, di appartenenza e amore al territorio, di culinaria, e molto altro ancora. Nulla di tutto questo può essere insegnato a scuola, è un bagaglio familiare. La cittadinanza è contraddistinta da diritti civili, politici e sociali, ci dev'essere una condivisione storica e culturale per attuarla in uno Stato.  Siamo disposti ad accettare la poligamia? Siamo disposti ad accettare una censura sul nostro abbigliamento, su quello che leggiamo o vediamo in televisione, sui programmi scolastici? La società multietnica in Europa, darà luogo a guerre difficili da stemperare, produrrà odi e divisioni per il dominio, generando sempre più fratture. E’ un mondo terreno sognato dai preti cristiani, per gli idealisti è un’utopia, per tutti gli altri è solo terreno di conquista e scontro. Una nazione ha ragione d’essere quando un popolo è unito dalla propria Storia e tradizione, in altri casi uniti da una religione. Scardinando le nostre istituzioni entriamo in un campo minato, senza nessuna garanzia di libertà, politica e religiosa. Una cosa sono i diritti e doveri dei migranti di stare nei nostri paesi, seguendo regole e leggi che ci uniscono, NON al diritto di costruire la loro società in terre di cultura millenaria. Interessante un video, visto in Brasile, quindi lontano da tornaconto. Guardatelo, anche se in lingua portoghese, e poi dite BASTA!



venerdì 23 ottobre 2015

Italia una repubblica fondata sul...




Il sistema centrale italiano è costituito da una miscela esplosiva, in ogni caso capace di formare persone eccezionali. Comprendere l’Italia è assai difficile per gli stranieri, sono conquistati dalle belle città, dalle opere d’arti, ne apprezzano la letteratura e la genialità diffusa in tutti i periodi storici, quasi senza deroghe. Una buona parte degli italiani, accerchiata dalla bellezza, neanche se ne accorge, e violenta paesaggi e città, con un’insensibilità uguale o peggiore a quella dei saccheggi di antica memoria. Viene da pensare che natali dell’ingegno, sia crescere in una società indisposta verso gli esseri dotati, mossa da malanimo nei confronti delle personalità laboriose. Mentre il proverbio “mal comune mezzo gaudio”, richiama la condivisione dei mali per trovarli dimezzati, il “schadenfreude” tedesco, alletta sostenendo il piacere provocato a guardare la sfortuna altrui. Non sappiamo quando i due si sono incontrati, però hanno partorito un gioco, dove una moltitudine è propensa a sabotare gli altri, a sminuire capacità, a insegnare e codificare regole tirandosi fuori, eccezione fatta per le persone della propria famiglia o gli adulatori.  E’ forse una maledizione essere gli eredi di tanta gloria e magnificenza; nel DNA scorre una presunzione risentita che non riuscendo a sfociare in una grande impresa, s’incanala in  rancore verso gli altri. Questo rende difficile lavorare in gruppo; c’è l'avversione a condividere un progetto, lo sforzo è speso per smontare il lavoro dei più laboriosi; importante è la spasmodica necessità di accentuare il proprio ruolo, con fanatico personalismo. Quando i cani fanno pipì per marcare il territorio, si ha un’idea di
come agiscono italiani e italiane, ossia passano la vita a segnare il proprio cammino. E’ una pena
perché un italiano ovunque espatria, riesce sempre a emergere, ha sempre una marcia in più, un’impronta che lo caratterizza. Bisogna prendere coscienza che dentro lo “stivale” c’è un popolo qualificato, le politiche social-comuniste qui valgono poco, tutti confidano d’essere migliori o più furbi del vicino; siamo “tutti uguali” per chi parla, vale dal gradino superiore della scala. I poteri forti hanno sempre sfruttato questa dinamica, mettono l’uno contro l’altro per raggiungere i loro scopi, lasciando alla popolazione i resti. In tempi di crisi ne consegue un impoverimento generale, il venir meno dai diritti dati per scontati: la pensione, la scuola, la sanità, la sicurezza. A cosa serve litigare tra operai e imprenditori, impiegati e commercianti? Gli imprenditori possono andare all'estero come vediamo sempre più spesso. Il commerciante se non riesce a resistere deve chiudere, perché una cosa è certa, se non hai uno stipendio garantito per tredici o più mensilità, pagato anche quando sei in ferie, non stai aperto solo per pagare le tasse, sostenendo per anni un rischio d’impresa, al chiodo anche se malato perché non ti corre lo stipendio.  Per mungere la mucca la devi far mangiare bene. In questo sta l’astuzia dei politici, della loro corte e di chi maneggia la ricchezza, plasmano e accrescono lo scontro fuori mantenendo per sé i benefici. Il desiderare il male agli altri, l’invidia derivata dall'insoddisfazione, amplia il disagio tra comuni mortali, gli altri continuano a suonare la cetra.

martedì 20 ottobre 2015

Arabia Saudita, Occidente e Russia, no alla faziosità ingannevole




Il prezzo del tradimento di Giuda, trenta denari, equivaleva allora alla vendita di uno schiavo; quello per il quale siamo venduti è superiore, se questo rallegra, raffreddiamo l'allegria, perché non c’è più limite alla corruzione, concussione, inganno. Se non cominciamo a difendere i nostri diritti, acquisiti nell’ultimo secolo con molta sofferenza, saremmo inchiodati anche noi. In Europa eravamo all’apice, la stragrande maggioranza aveva raggiunto un benessere economico e sociale invidiabile, certo i ricchissimi non erano tanti, e la quantificazione della loro ricchezza non era stratosferica. L’impulso chiamiamolo “capitalistico-finanziario”, nato e allevato da una cultura che vede il denaro come unica meta, preme perché il sistema cerchi profitti sempre più alti, la persona nella sua fisicità non è importante bensì mezzo per ottenerlo. Per questo vediamo affogare la classe media e non riusciamo a capire, tanto per fare un esempio, perché il manager della Volkswagen Martin Winterkom si porta a casa 28 milioni di pensione e 32 di buonuscita, cifra enorme, superiore anche alla realizzazione di una vincita alla lotteria, sogno di un comune mortale. Quel signore ha molti pari, e tutti innalzano gli scudi per difendere il loro castello costruito a nostra insaputa, quando sfruttavamo felici un periodo di pace e tranquillità. Cominciamo a vedere come sono incanalate le informazioni e le divergenze, perché siamo portati per mano a sostenere argomenti viziati all’origine, altri trovano il forziere con l'oro, a noi corrisponderà povertà e autocrazia. Un esempio di specchietto per allodola: nel mondo occidentale è beneficiaria di ampi spazi l’Arabia Saudita, monarchia assoluta nata nel 1932 dal nulla. La famiglia Saud ha vinto la sua battaglia contro i Rashid, creando un regno in territori appartenuti all’Egitto, all’impero Ottomano e ad altre famiglie. La popolazione originaria era nomade o semi-nomade. Purtroppo i Saud per mantenere il loro potere, hanno imposto un ordinamento retto sul fondamentalismo sunnita; è prevista la pena di morte per apostasia, sul loro
territorio ogni simbolo religioso non conforme all’islam è vietato, è tra i pochi paesi sul pianeta a non avere un parlamento, sono finanziatori della “fratellanza musulmana”, e molto altro ancora . Le donne non possono guidare, e non aggiungiamo gli altri divieti imposti al sesso femminile, per misericordia al buon senso e alla stupidità di lor signori. Basterebbe solo questo per biasimarli, sennonché hanno la più grande riserva di petrolio al mondo, e sono alleati degli americani nella politica estera. “Do ut des”, do affinché tu dia, così facendo entrambi si sono turati il naso e gli
aggregati seguono.  Ogni tanto qualcuno si sveglia, ricadendo rapidamente in letargo. Nel frangente si dimostra contrarietà per la sorte di Alì, un’attivista sciita di vent’anni e da tre e mezzo in carcere, condannato alla decapitazione; dopo morto il suo corpo non avrà pace, il disgraziato sarà crocefisso, lasciato agli uccelli rapaci e alla putrefazione, come spiegato dallo scrittore Tahar Ben Jelloun. Non è un circostanza rara, negli ultimi otto mesi sono state eseguite 114 condanne a morte. Il blogger saudita Raif Badawi sta scontando la sua pena di dieci anni e 1000 frustate, sì frustate, per aver messo un “mi piace” su facebook di un arabo cristiano, e mosso una moderatissima critica a delle personalità politiche. Qual è la differenza tra questo paese e la Siria? Sarebbe interessante avere una risposta dal presidente Obama, dai titubanti politici europei, dalla congrega che li sostiene con la puzza sotto il naso, nicchiando tutti dallo scendere in campo affiancati alla Russia per sconfiggere Isis, motivando questa contrarietà con il non volere aiutare il dittatore siriano Assad. Non uno stinco di santo, però in quell’arena non esistono regole, se no quelle motivate dall’interesse di personalità legate a vendita di armi, petrolio e amenità del genere. Se fosse vero l’interesse per la popolazione civile, da troppo tempo qualcuno si sarebbe mosso, purtroppo come la classe media europea, sono e siamo carne da macello e neanche di primo taglio. Il 6 di ottobre dovrebbero prendere una decisione sul prossimo Salone del Libro, sarebbe una blasfemia avere l’Arabia Saudita come paese ospite, magari bisognerà pure chinare la testa e dare il posteriore perché libri, contrari alle usanze locali non entrino sul “sacro territorio”. Siamo sollevati dal sapere che nella vecchia Europa, in alcuni paesi esiste ancora la rispettabilità, è il caso della piccola Norvegia, primo paese a chiedere all’Arabia Saudita la reciprocità, non permettendo la costruzione di moschee con i soldi dei sauditi finché non sarà possibile formare comunità di altre religioni a casa loro; della Svizzera che con un referendum ha bocciato la costruzione di minareti.  Piccole quisquilie, in serie possono arginare il malcostume di venderci fumo, o di contarci come teste in un gregge sorvegliato dal pastore di turno. Il denaro sporco non è solo quello della malavita organizzata, viaggia tranquillamente e quotidianamente sotto il nostro naso. Alti burocrati, grandi manager, politici con posizioni decisionali, questi hanno la leva per condizionare il nostro futuro; fino a quando il nostro voto avrà valore, è necessario sorvolare sugli aspetti da guardoni, proporzionati da televisione e giornali, come nel vecchio “pane e circo” dei Romani, e cercare il filo che unisce le persone al denaro. Bisogna stringere l’assedio ai corrotti e ai mistificatori, per puntellare all’infinito il nostro diritto a società giuste, alla sicurezza sociale, alla dignità personale.