mercoledì 12 agosto 2015

EUROPEI liberi o telecomandati




Non è fondamentale conoscere la Storia o guardare la cartina dell’Europa, un abitante del nord e uno del sud sono affini quanto un leone marino e uno africano. Alcuni illustri pensatori pian pianino si stanno svegliando dal profondo sonno nel quale erano caduti, alcuni per ideologie non più alla moda, altri per leggerezza, molti per opportunismo. Sono benvenute le riflessioni sulle diversità culturali e sulle forti tradizioni in vigore nei vari paesi. Stupisce questa tardiva meditazione e nessuno, per quanto ingenuo, potrà mai credere in un’illuminazione. E’ semplicemente arrivata una crisi, scaturita da un immane errore, disegnare un’economia con caratteristiche nordiche, per popoli con idee sulle operazioni commerciali, sul lavoro, sull'assistenza, sul modo di vivere, del tutto dissimili. Non ci sono politici e “poteri forti” immuni da colpe nel nord come nel sud. Al solito s’inizia a giocare pensando d’essere più furbi, ognuno crede di portare più vantaggio alla propria casa; il sud più intento al piacere del buon vivere, si dimentica che gli altri sono sempre al lavoro, per questo come Storia insegna poi tocca operare di rimessa, e non sempre è indolore. E’ certo e doveroso cambiare il meccanismo dell’euro organizzato dai tedeschi a loro immagine e somiglianza, e
la pretesa del ministro tedesco delle finanze, Wolfgang Schäuble, di un’unione politica europea sul loro modello ci dovrebbe far ridere, e non essere materia di discussione. Sono tante le idiozie partorite dagli euro burocrati da creare un libro di barzellette, inutile perdere del tempo a discuterne. E’ arrivato il tempo di annullare le scelte sbagliate, cancellare con iniziative rapide le storture, le tiritere del non poter cambiare trattati sono desolanti perché sappiamo come sono stati stralciati fior fiore di accordi, il popolo è sovrano ed è stanco di tante fandonie. Siamo al capolinea, se è guerra con le armi, lo sapremmo tra pochi anni, ben altro vorremmo! Ai vari politici ricordiamo di ripassare la Storia, in pochi riescono a superare la buriana. Fa capolino una certa idea, non saremmo noi europei telecomandati? Un Europa unita nel trattare con altri sistemi economici,  sarebbe una potenza, l’alleanza tra intelletto e capacità commerciale forse non avrebbe uguali, dunque si fa peccato nell'immaginare lo zio Sam intento a mettere lo zampino nel vecchio continente? Per farlo serve poco, disseminare posizioni di prestigio e soldi a un manipolo di persone, vanità, emulazione e corruzione faranno il resto. Guerre ed emigrazioni di massa in questo periodo sembrano pianificate e sortite sempre da abbagli militari condotti dall'alleanza atlantica, ma saranno realmente errori?

giovedì 30 luglio 2015

Siamo tutti GRECI o meglio ELLENI


Φοβάμαι τους γερμανούς ακόμα και όταν φέρνουν δώρα
timeo quod germani etiam cum dona ferentibus

Da adulti tendiamo ad apparire ponderati, però da tempo assistiamo al massacro della Grecia con malcelata tolleranza. La ribellione odierna, rabbonita per mesi, non è possibile respingerla, perciò è mista a collera e smarrimento. Non è solo amore verso la culla della nostra civiltà europea, è indignazione per lo scempio compiuto scientemente da secoli contro un’intera popolazione.  Volete degli esempi di pesi e misure differenti? Lo sterminio delle popolazioni indigene nelle Americhe, la tratta degli schiavi venduti dai loro capi tribù, riempie pagine di giornali e libri, degli scrupolosi hanno sviluppato trattati diventati “bibbie” per politici terzomondisti.  Molti vorrebbero farci cospargere il capo di cenere per colpe datate, al contrario quello che accadde a due passi da noi, ora, interessa per sommi capi. Aprire negli ultimi mesi i giornali e leggere sulla Grecia, richiede una pazienza di Giobbe; economisti e opinionisti prezzolati offrono ai lettori articoli, per incanalare le pecore verso i loro padroni. Cerchiamo di sciogliere il bandolo,  lasciando a ognuno la possibilità di farsi un’idea, giacché ancora non difetta il libero pensiero. Il quadro “Il massacro di Scio” di Eugène Delacroix, con realismo impressionante mostra le famiglie greche in attesa della morte o della schiavitù, in seguito alla violenta repressione compiuta dai turchi ottomani nel 1822; evento realmente accaduto durante la guerra d’indipendenza, quando ventimila
greci furono uccisi per il loro sogno di libertà. Da troppi secoli il dio Elleno, padre dei capostipiti delle tribù greche, non volge lo sguardo verso il suo popolo. Povera Grecia, sarà dominata dagli Ottomani fino ai primi decenni del XIX secolo, quando la popolazione si ribella e con l’aiuto della Francia, Inghilterra e Russia conquista la sospirata indipendenza. Sembra un caos la storia sviluppata da allora ai nostri giorni; non il “caos” degli antichi greci, inteso come il vuoto, anteriore alla nascita del cosmo, dal quale emersero gli dèi e gli uomini. Pensate bene, il primo presidente della neonata Repubblica  sarà il ministro degli esteri russo, ironia della sorte, un nobile greco. Morirà assassinato, e quale sarà la trovata geniale delle grandi potenze europee? Instaurare una monarchia,  sistemando sul trono il bavarese Ottone di Wittelsbach. Una rivolta lo detronizza ma ben presto è rimpiazzato con il principe Vilhelm di Danimarca. La Grecia attraversa il periodo tra le due guerre mondiali tra monarchia “nordica” e governi guidati dai militari; durante la seconda guerra mondiale i tedeschi la occupano. Alla fine del conflitto è scelta la monarchia nordica nuovamente, l’esito del referendum  molto discutibile, condusse il paese a una guerra civile. La monarchia  riesce a prevalere, pur rimanendo forti risentimenti. Arriviamo dunque al 1967 con l’esilio del re e il regime dei colonelli durato fino al 1974. Possiamo imputare al popolo greco la situazione attuale? A pensar male si fa peccato, ebbene rischiamo l’inferno! Il governo della Grecia non è stato mai deciso ad Atene, altri e da troppo tempo, decidono in nome della popolazione. Un consiglio, mandate tutto all’aria, ricominciate da zero, non dovete nulla a nessuno, siete stati raggirati. Fatte accordi senza chinare la testa, pubblicamente, non svendete la vostra straordinaria patria. Siate un popolo compartecipe, un fronte unito. Siate ELLENI e conquistate finalmente l’indipendenza!

domenica 26 luglio 2015

Carenza di SPERANZA assolutamente No




Era garbato Esopo, quando nelle sue favole descriveva come Zeus infilò in un vaso tutte le cose fruibili, lo coprì con una pietra e lo donò all'essere umano. Quest’essere, dotato di un’enorme impulsività, cosa fece? Lo aprì. Spostando la pietra tutte le cose buone volarono via, dentro rimase solo Elpis (Spes per noi latini), unica a dare un po’ di consolazione all'umano. Al contrario Esiodo la racconta in maniera differente, puntando il dito sulla curiosità femminile, specifica di come il vaso con tutti i mali, fu affidato da Zeus alla giovane Pandora, che aprendolo li diffuse sulla terra, anche qui solo Elpis restò in fondo. Con il Cristianesimo la speranza divenne un valore ultraterreno, tanto da diventare una delle virtù teologali, insieme alla fede e alla carità. A differenza delle virtù cardinali, sono necessariamente infuse nell'uomo dalla grazia divina. Forse nel nostro mondo occidentale, una volta opulento, con l’aumento del laicismo è venuta meno la speranza? Non lo crediamo, ben altro ha fuso il nostro pensiero al corrente pessimismo. Aumentando la percezione dell’incongruenza umana, portatrice dell’idea del primo tra pari, tutto il castello faticosamente costruito sta venendo giù. Sì perché l’idea aveva un significato ai tempi
di Aristotele. Egli affermava nella capacità di alcuni a governare, mentre nel caso del primo tra pari era necessario governare a turno con gli altri uguali, utilizzando il metodo del sorteggio. Con il nostro stile di vita stiamo con due piedi dentro molte paia di scarpe, rendendo impossibile la convivenza civile. Nulla a vedere con la democrazia, bensì con la sua distorsione. Per questo scivoliamo sempre più rapidamente in bocca alle oligarchie economiche, felici di trovarci sottomessi al marasma causato dall'eccesso di leggi individuali, discussioni a non finire sul sesso degli angeli, evidenti antitesi tra il possibile e l’inattuabile. Peggiore di tutto è la fatuità, lo sforzo sprecato nello sbranarci quotidianamente gli uni contro gli altri. Immaginate la contentezza di questi poteri, pronti ad accoglierci in un abbraccio mortale. A questo punto non serve la speranza consolatrice, è necessario viverla come un trampolino di lancio, ricercando ripieghi per cambiare radicalmente il nostro modo di pensare e vivere, come durante una grave malattia, quando lasciamo di lato il superfluo e chiediamo semplicemente del tempo in più. Nel quadro del pittore fiammingo Nicolas Régnier (1591-1667) il piede di Pandora poggia su di un teschio d'oro.